Palazzo Comunale

Con la voglia di conoscere le vicende costruttive di questa bella struttura neoclassica, abbiamo sfogliato ancora il carteggio relativo alla sua edificazione, che si conserva restaurato nell’Archivio Storico, per apprendere alcuni salienti particolari che interesseranno sicuramente il lettore.

È il 27 Luglio 1867 quando l’Ingegnere Comunale, Domenico Piergentili di Matelica, stila per  la Rappresentanza Municipale di Castelraimondo il Capitolato per la costruzione della nuova residenza, ove collocarvi una serie di uffici, scuole, posta etc.

Una delle motivazioni che spingono a prendere una tale decisione è rappresentata dal fatto che si vuole “abbandonare un Palazzo Comunale, che assolutamente disdice”, sempre collocato nelle vicinanze.

Per fare questo, si procede alla demolizione di una larga parte delle mura medievali del castello, delle case Potenza, Calisti ed eredi Romaldini (anche per recuperarne i materiali necessari); si sposta un tratto della strada interna detta di Potenza, volendo così legare il nuovo Palazzo alla vista della chiesa di San Biagio.

La notizia importante, che emerge dalla lettura del capitolato, è che il Municipio va a interessare una zona sicuramente molto vecchia, classificata come “spiazzale della Porta detta del Cassero”, l’antico ingresso al Castello del ‘300, che viene irreparabilmente distrutta.

Il Sindaco, Francesco Turchi, il 19 Novembre 1867, affida l’appalto della costruzione al Sig. Paolo Mochi di San Severino, avendo egli fatto l’offerta al ribasso più vantaggiosa di £ 10.295, mentre i lavori dovranno essere iniziati entro il 15 Dicembre dello stesso anno e ultimati entro l’Agosto del 1869.

Il collaudo, eseguito dall’Ingegnere Francesco Martarello di Loreto, porta infatti la data del 1870, anche se il Mochi è comunque tenuto alla futura manutenzione del Palazzo fino al 1873.

Particolare curioso è che in una sala dello stesso nel Febbraio del 1871 vengono svolte addirittura le prime “Feste di Ballo”, probabilmente in corrispondenza del Carnevale.

Dal confronto degli originari disegni, con l’aspetto odierno, non si notano particolari modifiche, apportate nel corso della costruzione, a eccezione dell’ingresso e della scala interna, che inizialmente erano previsti nella Contrada di Mezzo (attuale via Giacomo Leopardi).

Diversa è invece la motivazione che spinge il Podestà, Paolo Dante Turchi, a deliberare il 10 Febbraio 1928 l’ampliamento del Palazzo Comunale, mediante la costruzione del Dopo Lavoro e del Teatro Comunale (quest’ultimo abbellito nel 1929 da “La Decorativa” di Egisto Pagliari di Tolentino), perché imperante è la disoccupazione locale, in quanto molti operai, già impiegati nelle “fabbriche Pettorossi e Cottini” e nella quarta casa operaia, hanno terminato i relativi lavori.

All’esperimento di asta pubblica vengono invitate le ditte Miliani Antonio, Marchionni Giovanni, Bolognini Rotilio, Vincenzini Antonio e quest’ultimo si aggiudica l’ampliamento con un ribasso del 10,26% sulla base di £ 69.000, dovendo così eseguire il progetto stilato il 6 Marzo 1928 dal bravo Geometra Comunale Germano Fraboni.

Dr. Fabio Montesi, 14 Maggio 2012