Storia

 

CASTELRAIMONDO (abitanti 4.912, altitudine m. 307 s.l.m.), cittadina della Provincia di Macerata, è situata quasi a conclusione dell’Alta Valle del fiume Potenza, in un ambiente naturale piuttosto gradevole, costituito da una serie di rilievi collinari, che terminano con la quinta montana preappenninica formata dai Monti Primo, Gemmo e di Crispiero.

Ad annunciarla da lontano è il Cassero, torre medievale in origine merlata e alta 38,30 metri, vestigia di un passato illustre e suggestivo.

La presenza dell’uomo nella zona è certificata da reperti archeologici del Mesolitico o Neolitico e d’origine romana, ma solo nei secoli del Basso Medioevo si hanno i primi documenti storici che attestano l’esistenza dell’Ospedale di Rotabella e della chiesa di San Bartolomeo, citati con certezza sin dal 1290.

Lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra Matelica, San Severino e Camerino, hanno favorito la fondazione del Castello di Raimondo, in un’area particolarmente interessante per il controllo dei traffici e delle popolazioni.

Aspetti geografici favorevoli, la presenza dell’antico diverticolo della Flaminia e del fiume Potenza hanno incentivato la possibilità di sviluppo del primo nucleo castellano.

La data di costruzione del centro fortificato è compresa tra il 1° Dicembre 1311 e il 1318: Raimondo di Attone di Aspello (Francia), legato di papa Clemente V e Rettore della Marca Anconetana, concede al Capitano del Popolo e al Signore di Camerino, Berardo di Gentile, la facoltà di edificare il Castrum Raymundi in prossimità del piano scaturito dalla confluenza del rio Lapidoso con il fiume Potenza, in Contrada Rotabella.

Il nucleo originario, strutturato con doppio fossato (1318), cinto da possenti mura e con ben undici torrioni, è senz’altro opera di grande ingegneria militare.

Scontri intestini per tutto il Rinascimento, terremoti tra il ‘700 e l’800 e risanamento edilizio dei primi decenni del ‘900 hanno cancellato l’intero impianto urbanistico.

Sono scomparse la chiesa di San Bartolomeo e la cappella della Maestà; restano tuttora parti di mura castellane, la costruzione principale trasformata nel corso dei secoli in casa parrocchiale e la torre detta del Cassero, che è diventata il simbolo di Castelraimondo, lo stemma ufficiale della comunità prima e del Comune moderno.

L’antica chiesa parrocchiale di San Biagio, contemporanea al castello, ma censita solo a partire dal 1330, come soggetta alla Pieve di San Zenone di Gagliole, assume sul finire del ‘500 le funzioni plebane per l’amministrazione del battesimo.

L’edificio è stato più volte rimaneggiato: una ristrutturazione è sicuramente avvenuta nel ‘700; a causa dei danni riscontrati nel terremoto del 1799, è ampliata con la costruzione dell’attuale facciata, risalente al 1802.

Il disastroso incendio del1906 haportato a una quasi completa ricostruzione sia delle strutture portanti, sia dell’ornato interno e della variazione degli altari, privati delle opere d’arte originarie.

Una torre del complesso fortificato, in epoca imprecisata, è stata trasformata in campanile, sul quale oltre alla campana civica risulta posizionato, nella seconda metà del ‘600, l’orologio della comunità.

Lo sviluppo del paese fino all’800 è rimasto pressoché invariato, tuttavia il massimo ampliamento si è verificato nei quartieri del Borgo e delle Aie; a partire dai primi anni del ‘900 grande attenzione è stata rivolta all’espansione verso Camerino, con la realizzazione del Corso principale, delimitato da pregevoli edifici in stile Liberty, in parte purtroppo sostituiti.

Attualmente la cittadina ha trovato nelle attività artigianali e industriali ulteriore incentivo per la crescita, ma insieme alle frazioni presenti sul territorio, ricche di storia, d’arte e di cultura, ha saputo mantenere vivo quel rapporto tra passato e futuro, tra tradizione e modernità.

                                                                                                          Dr. Fabio Montesi, 7 Febbraio 2011